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Boljun

A causa delle caratteristiche naturali, sia nel passato che oggi,nella zona esistono tante particolarità. L’inaccessibilità alla zona e il suo isolamento furono causa del minimo influsso romano in quest’angolo lontano della loro provincia. Le gole invalicabili ad est, rafforzate con delle fortificazioni difensive diffuse attentamente (Gradina, Paz, Šabec, successivamente Belaj, Posrt), nel medioevo rappresentavano il confine inconquinstabile con cui il margravio istriano proteggeva il territorio del proprio potere, insieme a Boljun, Lupoglav, Roč, Črni e Beli grad a nord, nonché Letaj, Barban, Rakalj e Sutivanac a sud. L’influsso lento di tutti i cambiamenti della civiltà moderna nei villaggi appartati che, fino a poco tempo fa non erano collegati con delle buone strade, ha portato alla depopolazione e all’abbandono totale di alcuni villaggi, ma, dall’altra parte ha portato alla conservazione di numerose particolarità etnologiche e stili di vita che, nelle altre parti dell’Istria da tanto tempo fanno parte del passato. Se cercate la vera Istria rurale – siete nel posto giusto.

Siete stati più volte in Istria ma non avete finora visitato Boljun (Bogliuno)? Eh, si, è situato un po’ “fuori strada”, in cima ad un colle, con la vista panoramica sulla valle fertile del fiume Boljunčica e sul soprastante massiccio montuoso di Monte Maggiore.Fu proprio questa posizione che portò alla nascita del nostro villaggio,da un castelliere preistorico ad una fortificazione Ad Fines che ai Romani serviva per proteggere la strada che da Fianona, attraverso Monte Maggiore portava a Tarsatica e successivamente, nel medioevo- alla fortificazione che serviva a proteggere i confini della Contea di Pisino.  

Il nostro Boljun, né città né villaggio, nel passato pagò spesso a caro prezzo la sua posizione di confine, ma comunque sopravviveva. Dal XV secolo alla fine del XVII secolo la cittadina era al suo apice, aveva i propri giudici e lo zupano, le proprie leggi ed era abitata da 130 famiglie. Boljun, in quel periodo, come anche alcune cittadine istriane oggi più conosciute, fu uno dei centri dell’alfabetizzazione in scrittura glagolitica, di cui testimoniano numerosi documenti conservati negli archivi nonché le iscrizioni glagolitiche originali incise in pietra, che possiamo vedere facendo una passeggiata per il paese.

1. La chiesa di Santi Cosma e Damiano risale al XII secolo, proprio come la chiesa di Santi Fabiano e Sebastiano situata accanto alla strada lungo la quale dalla valle saliamo verso Boljun. Si trova all’entrata del paese, accanto alla preesistente Porta Maggiore (abbattuta dopo la I Guerra mondiale per rendere possibile l’accesso ai veicoli più grandi nella cittadina). L’iscrizione glagolitica del 1543 è incisa nel muro della sacrestia, mentre le iscrizioni latine (1698 sopra l’entrata, 1705 sull’arco di trionfo) testimoniano le successive ristrutturazioni della chiesa.

2. L’altare votivo di Gaius Valerius Priscus, mercante di tessuti di Aquileia,è dedicato a una divinità sconosciuta e risale al periodo romano.Fu ritrovato nei dintorni di Boljun e nel periodo del dominio italiano (1921-1943) fu sistemato sul luogo odierno che oggi serve come posto per la bandiera. Lì vicino si trova il tavolo dello zupano che ci ricorda i tempi in cui Boljun aveva la propria amministrazione cittadina.

3. Il castello di Boljun fu costruito e ricostruito dal XI al XVII secolo. Durante le guerre forniva riparo agli abitanti di Boljun e dei dintorni (1332, 1612...). Fino a poco tempo fa all’interno del cortile c’era una pozzanghera per il rifornimento d’acqua, ora è riempita e adattata ai bisogni delle manifestazioni. Accanto all’angolo nord del castello si trova la porta minore.

4. La loggia serviva come punto di incontro degli zupani e dei giudici del comune di Boljun,e nel kašća , granaio, sistemato dietro la loggia, si tenevano il grano e gli altri prodotti agricoli che agli abitanti di Boljun servivano per pagare i propri obblighi ai padroni.

5. La chiesa parrocchiale di San Giorgio ha il santuario tardo gotico poligonale, e inoltre,all’interno della chiesa si trovano diverse iscrizioni glagolitiche. Dall’iscrizione latina sul campanile (1645) possiamo concludere che il campanile di Boljun è tra i più antichi in Istria. Le strane “pigne” collocate sul muro che circonda la chiesa, e i cordoli a rilievo del marciapiede sono probabilmente stati presi da un edificio più antico. 6. L’iscrizione glagolitico-latina del 1641, dell’ultimo parrocco di Boljun- sacerdote glagolitico Bernard Velijan- si può vedere sul muro esterno posteriore della chiesa.

7. Mašinarija ( l’antica casa parrocchiale, 1699), 8. La casa Pataj (1708), 13. Strutture residenziali rustiche dell’architettura medievale (XIV secolo), 14. Struttura residenziale dell’architettura rurale (XV-XVI secolo), tra le più antiche in Istria.

9. Il Calvario (1914)

(10) Si può raggiungere le sorgenti Studenac e Perila, ai piedi di Boljun, seguendo un sentiero in discesa in soli cinque minuti, fatto ciò, raggiungiamo il luogo chiamato Troja e al (11) resti della chiesa di San Pietro dove furono ritrovati i frammenti degli ornamenti intrecciati del IX secolo.

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