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Karojba (Caroiba)

Il Quadrivium romano

Le colline boscose nell'entroterra di Caroiba, intorno alle sorgenti Valigaštar e Vrućak, sono piene di località storiche insufficientemente espolorate.Hadum-brig, Krč, Liretov brig, Glogovac, Šublenta...Tutte queste colline erano popolate già nella preistoria, più volte devastate fino alle fondamenta, cossichè anche per gli storici oggi è difficile unire tutte queste schegge in un' unica storia. La maggior parte degli storici,comunque, è d'accordo sul fatto che nell'antichità, intorno alla sorgente Valigaštar, era ubicato un campo militare romano, nelle vicinanze del quale c'era l'incrocio delle strade romane, e probabilmente il nome odierno di Caroiba proviene dal nome Quadrivium -l'incrocio.

La chiesa di S. Andrea

LA CHIESA DI S. ANDREA- ubicata nel cimitero, un po' distante dall'abitato odierno, sul luogo di una preesistente necropoli romana. Davanti all'entrata al cimitero è stato conservato un sarcofago da quell'epoca e, inoltre, l'architrave della chiesa è stato costruito da una lapide romana. Sono state ritrovate diverse iscrizioni antiche durante l'ampliamento del cimitero, avvenuto circa cento anni fa,che sono state trasferite successivamente a Montona, nel lapidario.

Il percorso della Confinazione Istriana

Il sentiero tematico allestito grazie all'impegno della società locale Valigaštar, corredato dai pannelli interpretativi in quattro lingue che inizia accanto alla cappella della Madonna di Lourdes (1898) che ci porta indietro di sette secoli, nel medioevo, nel periodo in cui l'Istria era divisa tra due padroni – il Patriarca di Aquileia e il Conte di Gorizia e Pisino. Da quel periodo è stato conservato un importante documento giuridico, scritto in lingua croata, coi caratteri glagolitici, noto come Atto di confinazione istriana.

Esso testimonia l'esigente compito della determinazione di confini contesi, durata 21 giorni, tra i rappresentanti delle autorità e gli abitanti locali che erano organizzati nei comuni rurali o „comuni“ con a capo rappresentanti eletti – gli zupani. La Commissione ha visitato ben 44 comuni e ha redatto un registro sulla confinazione in tre lingue - croata, tedesca e latina. Era seguita da un corteo formato da anziani che conoscevano i confini, ma anche da bambini, che potevano impararlo e conservarlo per le future generazioni.Come punti di confinazione venivano usati i segni facilmente visibili nella natura: ozze, torrenti, sorgenti, alberi, sentieri, di cui la maggior parte si può vedere tutt'oggi, mentre di alcuni si sono conservati solo i nomi.

VALIGAŠTAR - una delle sorgenti citate nell'Atto di confinazione istriana che si raggiunge se dopo un centinaio di metri giriamo a sinistra, verso i campi. Oggi ci troviamo solo una vera da pozzo di pietra, mentre nel passato l'acqua dalla sorgente riempiva l'omonima pozza dove gli abitanti dei paesi vicini portavano a bere il bestiame. Con la confinazione è stato stabilito che in quel luogo esiste il confine tra il comune di Montona e di Treviso e che entrambe le parti la possono usare a patto che si prendano cura dell'area. Hanno inciso su un albero del sorbo il segno della croce e altri segni sull'albero della noce.

Badavca

L'altra sorgente descritta nell'Atto di confinazione istriana come punto di delimitazione dei confini tra i comuni di Montona e di Treviso.In quell'occasione i partecipanti alla confinazione hanno inciso il segno della croce su una pietra, evidente tutt'oggi.Nella zona circostante alla sorgente sono stati collocati dei monumenti di pietra rustici con sopra scolpite alcune frasi impressionanti annotate 700 anni fa, tra le quali: „PER QUELLO LA GIUSTIZIA GRIDAVA, PER POTER SPEZZARE L'INGIUSTIZIA“. Dodici pezzi di pietra, piuttosto grandi, con sopra i nomi di tutti i „comuni“ vicini sono sistemati intorno alla pietra centrale che simboleggia un tavolo e su cui c'è scritto:“ E QUI TUTTI I COMUNI SI RIUNIRONO IN PACE.“ La pace su cui hanno giurato i partecipanti alla confinazione, descritta sulle pagine ingiallite, non è durata a lungo. Volendo continuare il loro percorso, quasi solenne e romantico, ci avvieremo lungo un sentiero campestre verso sud fino al villaggio Kvešti, poi fino a Trnova lokva per giungere così a San Lorenzo e continuare ancora.

Nel periodo della compilazione dell'Atto di confinazione, che, secondo gli storici è avvenuto tra il 1275 e il 1325, l'Istria era già politicamente divisa.La maggior parte dell'Istria era sotto il dominio del Patriarca di Aquileia , ma già dal 1150 le città della costa occidentale istriana, una alla volta, s'inclinano alle autorità della Repubblica di Venezia: Rovigno, Parenzo, Umago, Cittanova, Pirano...mentre a Pisino viene costituito contemporaneamente un principato autonomo di cui fanno parte Treviso, Cassierga e Antignana,successivamente anche San Lorenzo, Duecastelli, Pedena, alcuni possedimenti intorno a Montona.Questo principato passò poi, nel 1185,per vincolo matrimoniale nella proprietà dei Conti di Gorizia, mentre nel 1374 tramite il contratto ereditario diventa proprietà privata della famiglia austriaca degli Asburgo.

Numerosi conflitti tra i tre vicini litigiosi in cui due guerreggiano e il terzo si associa una volta ad uno,una volta all'altro, hanno culminato nel 1420 quando, alla fine, tutti i possedimenti del Patriarca passano sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Però i conflitti continuano, e i Veneti, l'anno seguente, attaccano e devastano Lindaro,che era sotto il dominio austriaco, e assediano Grimalda, distruggono Gimino,Rosario di Visinada, Visinada e Draguccio. Nella grande guerra della lega di Cambrai (1508-1516), l'esercito veneto dalla direzione di Montona attacca il Principato di Pisino. Il vicino Treviso era il primo a sottoporsi all'attacco in cui si combatteva fino all'ultimo.Pisino, attaccata dai cannoni,assediata e derubata, Vermo ed Antignana arrese senza aver offerto resistenza.

Nelle mani della Repubblica di Venezia passa così, per un breve periodo, l'intera Istria (1508-1509), e successivamente anche Fiume. Con il lodo arbitrale di Trento del 1535, passano sotto il dominio di Venezia Barbana, Castelnuovo d'Arsa, Racizze, Sovignacco, Marzanega, Draguccio, Vetta di Pinguente, Colmo, Pinguente, Castagna, Visinada, Rosario di Visinada e Momiano. Dopo la guerra, entrambe le parti, Austria e Venezia, stimolano la popolazione della zona, perlopiù dei profughi dai Turchi e in quel periodo popolano il territorio di Badavce i profughi provenienti dalla Dalmazia che formano l'abitato Bados. I veneti, una volta all'anno, nei dintorni di Bados organizzano raduni delle proprie cernide- milizie armate nere, formate dagli abitanti locali. Nella guerra degli Uscocchi che segue, dal 1612 al 1616,l'Austria ha bruciato Caroiba e ha distrutto Bados che non è stato mai poi ricostruito. È rimasta soltanto la Chiesa della Santa Maria di Bados nelle immediate vicinanze di Sopajac.

Sopajac


SOPAJAC o Veli dol (Valle grande) è la valle più grande e più profonda –dolina in Istria. La tradizione narra che con un rito particolare, debitamente preparato in fondo alla Valle grande ci si può diventare-invisibili. Sopra la valle, accanto al sentiero, nel passato esisteva la Chiesa di Santa Maria, nei dintorni della quale una volta all'anno veniva organizzato il mercatino fino all'anno in cui avvenne un omicidio. Dicono che in quell'occasione la statua della Madonna nella chiesa cominciò a produrre lacrime. La chiesa, in seguito a questo evento spiacevole, dovette essere demolita e la statua fu trasferita a Caroiba ma ritornò più volte a Sopajac e, secondo il racconto di un pastore, la Madonna fu inginocchiata su una pietra vicina e pregava.La tradizione narra che l'evento si ripeteva fino al momento in cui in una processione solenne, condotta da più sacerdoti, la statua non fosse trasferita permanentemente a Caroiba dove si trova a tutt'oggi. Nel posto in cui la Madonna era inginocchiata sono ancora evidenti le tracce dei piedi e delle ginocchia e i pastori, che passavano da quelle parti, avevano l'abitudine di inginocchiarsi e di pregare dieci Ave Maria.

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